La Prova di Brown

La minaccia non è mai stata così grande. La risposta del nuovo governo è stata sobria

Internazionale 700, 5 luglio 2007

La prima settimana di governo di Gordon Brown è stata piena di sorprese. Dopo gli attentati falliti di Londra e Glasgow, l’antiterrorismo ha alzato l’allarme al livello “critico”, segnalando che un nuovo attacco è imminente. La minaccia non è mai stata così grande ma la risposta del nuovo governo è stata sobria, professionale e rassicurante.

Prendendo le distanze dal suo predecessore, la ministra dell’interno nominata da Brown, Jacqui Smith, non ha parlato del fondamentalismo islamico e della guerra contro il terrore, e non ha usato gli attentati falliti per spingere il parlamento a far passare l’ennesimo pacchetto di misure eccezionali antiterrorismo. Ha solo ricordato che i terroristi sono criminali e che devono essere trattati come tali.

Il primo dei grandi cambiamenti annunciati da Brown alla nazione riporta la Gran Bretagna ai tempi in cui la minaccia del terrorismo era sminuita, invece che ingigantita dai politici e dai mezzi d’informazione.

Tra le priorità del governo Brown ci sono le libertà civili, la sicurezza e la lotta al terrorismo: questo significa che entro il 2008 dovrà raddoppiare gli uomini e aumentare di due miliardi di sterline il bilancio dell’antiterrorismo. Ma nel nuovo programma non si parla di mandare più soldati in Iraq né di destinare maggiori risorse ai corpi impiegati in quel conflitto.

Molti sono convinti che la risposta sobria del governo Brown agli attentati falliti sia la conferma che è finita la politica da rotocalco e che si torna allo spirito della cool Britannia, quando i politici avevano un atteggiamento durissimo ma flemmatico nei confronti del terrorismo e la popolazione era infinitamente orgogliosa della propria identità nazionale.

Se queste previsioni sono giuste, il rapporto privilegiato che l’ex premier Tony Blair ha stabilito con il presidente americano George W. Bush e le disavventure irachene avranno vita breve.

C’è una profonda ironia negli ultimi avvenimenti. A due anni dal 7 luglio, quando 52 persone morirono negli attacchi suicidi simultanei contro gli autobus e la metropolitana londinese, tre attentati jihadisti falliti sono diventati lo spartiacque tra la premiership di Tony Blair e Gordon Brown. Blair voleva essere ricordato come l’uomo che aveva tenuto sotto controllo la tigre del terrorismo islamico. Invece sembra proprio che sarà Brown a uscirne vincitore.

L’antiterrorismo britannico sta portando avanti un’indagine molto promettente meritandosi le lodi dei colleghi di tutto il mondo. A 24 ore dagli attacchi ci sono stati i primi arresti e la rete dei terroristi è stata smascherata. E tutto è avvenuto nel rispetto della legge: non ci sono state scene cruente nelle strade della capitale, l’esercito non si è precipitato negli aeroporti, londinesi e pendolari hanno continuato a viaggiare tranquilli, certi che il governo avesse la situazione sotto controllo.

Il nuovo esecutivo era preparato agli attacchi e li ha gestiti bene, ribadendo la sua indipendenza da chi lo ha preceduto. Non è una coincidenza che il ritorno alla cool Britannia sia coinciso con due avvenimenti politici che a detta dell’antiterrorismo avrebbero potuto causare un nuovo attacco: il passaggio di poteri da Blair a Brown e l’anniversario dell’attentato del 7 luglio.

Tutti sono a conoscenza dell’importanza che i jihadisti attribuiscono alla numerologia e il numero 7 è magico per le tre religioni monoteiste, cristianesimo, ebraismo e islam. Dio creò il mondo in sei giorni e il settimo si riposò. Nella Bibbia il numero più ricorrente è il 7. Per i musulmani ci sono 7 cieli e 7 terre, e il Corano comincia con 7 versetti. I jihadisti sono ossessionati dal simbolismo delle date e l’anniversario di sabato cade il 07/07/07.

La guerra contro il terrore ha cambiato la gestione del terrorismo nel regno di sua maestà britannica. Per Margaret Thatcher i terroristi erano dei criminali e l’Ira non ha mai rappresentato una minaccia alla sicurezza nazionale. Blair ha usato la guerra contro il terrore come piattaforma di lancio per la disastrosa impresa irachena.

I costi di questa avventura sono stati enormi non solo finanziariamente ma anche in termini di diritti civili. Se nelle prossime settimane un vero attentato non manderà in frantumi la luna di miele del governo Brown, allora il ritorno ad atteggiamenti meno allarmistici e più tradizionali nei confronti del terrorismo potrà essere il trampolino di lancio per costruire la popolarità del nuovo primo ministro.

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