Troppo Richi per Brown

Il governo laburista dice di essere di sinistra ma fa gli interessi del capitalismo globalizzato

Internazionale 715, 18 ottobre 2007

La destra e la sinistra si sono polverizzate insieme al muro di Berlino, lasciando politici ed elettori senza rete. Paradossalmente, dopo un decennio di manipolazioni propagandistiche, costruite sulle menzogne, la scomparsa delle ideologie ha rilanciato la politica delle idee.

Non a caso è dalla Gran Bretagna, culla del sistema parlamentare e pioniera della manipolazione dell’informazione negli ultimi dieci anni, che arrivano gli echi della prima battaglia postideologica sulle riforme.

Al centro c’è la classe media impoverita sotto i governi laburisti dall’ascesa dei nuovi ricchi, dalle politiche del credito facile e dalla follia della guerra in Iraq. La classe media britannica ha visto fette crescenti del proprio reddito sparire a poco a poco, erose dall’aumento dei prezzi delle case, del carburante e dei beni primari, e dall’imposizione fiscale per sostenere la disavventura irachena.

Secondo il prestigioso Institute of fiscal studies britannico, in Gran Bretagna la famiglia a reddito medio versa al fisco 17.400 sterline all’anno, incluse le imposte dirette, l’iva e le tasse comunali su un reddito familiare di 44mila sterline. Si tratta di un aumento di 5.400 sterline in termini reali, cioè un terzo in più di quello che pagava nel 1997 quando il New Labour salì al potere. In questo periodo il reddito medio al netto dell’inflazione è praticamente rimasto invariato.

È a questa fascia di elettori, bistrattata dai laburisti, che due settimane fa si è rivolto il leader dell’opposizione David Cameron, quando ha lanciato un programma fiscale a favore di famiglie, giovani coppie e anziani. Il principio, paradossalmente, è quello della vecchia sinistra europea: redistribuire il reddito a favore dei meno abbienti tassando di più i ricchi.

I ricchi sono soprattutto gli stranieri residenti in Gran Bretagna ma non domiciliati, che, grazie a una vecchia legge vittoriana, pagano le tasse non sui redditi guadagnati ma solo sulla percentuale spesa in Gran Bretagna. Da anni l’Unione europea fa pressione sul governo laburista per abolire questa legislazione che penalizza il fisco degli altri paesi dell’Ue, poiché – a causa del principio della doppia tassazione – non gli permette di tassare i propri cittadini residenti in Gran Bretagna sul reddito prodotto in patria o altrove.

Anche se la legge ha creato una casta di superprivilegiati esentasse e trasformato Londra nella loro Disneyland fiscale, il governo di sua maestà continua a fare orecchie da mercante. La reticenza nel tassare i ricchi si spiega facilmente: una tassazione più equa li spingerebbe a trovare un altro paradiso fiscale, e il New Labour perderebbe i suoi maggiori finanziatori.

Se nel mondo postideologico in cui viviamo è possibile che i capitalisti della globalizzazione finanzino il Partito laburista britannico, perché dovremmo meravigliarci che i conservatori britannici abbiano scavalcato a sinistra il New Labour?

Di fronte alla minaccia dei Tory di tassare i non domiciliati per ridurre imposte dirette, tasse di successione e rogito, Gordon Brown ha risposto con le sperimentate tattiche manipolatorie della propaganda tanto care al suo predecessore, Tony Blair. Ha fatto cioè quello che aveva giurato di non fare: è corso in Iraq dove ha annunciato davanti alle telecamere della Bbc che per Natale mille soldati britannici torneranno a casa.

Peccato che cinquecento facciano parte del contingente che si era già deciso di rimpatriare all’inizio dell’estate. E peccato soprattutto che il parlamento abbia appreso la notizia dai mezzi d’informazione e non dal primo ministro. Questa volta però la mossa non ha funzionato, e i sondaggi hanno continuato a essere favorevoli a Cameron.

È a questo punto che Gordon Brown ha cambiato idea sulla possibilità di tenere elezioni anticipate – per avere un’investitura diretta dagli elettori – con il pretesto che le avrebbe vinte. Quindi perché farle?

Ma è sul terreno fiscale che è più evidente la debolezza del Partito laburista, che ha fatto arricchire i ricchi a scapito della classe media e che si trova con un deficit di sette miliardi di sterline, pari al costo della guerra in Iraq. Scopiazzando goffamente il programma fiscale dei conservatori, il ministro dell’economia Alistair Darling ha fatto infuriare i sindacati, gli industriali e la popolazione.

Tassa fissa sui non domiciliati e tassa sull’aumento di capitale, quindi; una decisione che però penalizza le piccole e medie imprese – che distribuiscono le azioni tra i dipendenti – e che non intacca i capitali dei miliardari stranieri residenti a Londra tutti sistemati all’estero. Aumento delle tasse anche per la famiglia media, che si ritrova a pagare 2.600 sterline in più all’anno.

I sondaggi continuano a confermare il vantaggio dei conservatori: gli elettori sanno fare i conti e sono stanchi di un governo che pretende di essere di sinistra e in realtà fa gli interessi del capitalismo globalizzato. Se le ideologie sono morte, non vuol dire che anche l’elettorato sia spirato.

La battaglia per le riforme dimostra che anche senza la destra e la sinistra i princìpi di equità fanno ancora presa sui cittadini. È una lezione utile anche per il neonato Partito democratico italiano.

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